La Catena - pubblicato su rivista online Eroxé

Una sera come tutte le altre. Lo aspetto.. ormai è in ritardo di mezz’ora e continuo ad aspettarlo.. 
Mi sono conciata come Lui mi ha ordinato: solo autoreggenti e tacchi a spillo, capelli sciolti, senza un filo di trucco. Il mio corpo addolcito da olio alla mandorla. Mi ha detto di allontanare tutti gli orologi, di porli in una scatola. 
Sono sul divano a gambe accavallate.. i minuti passano lenti. Osservo i capezzoli che si sono inturgiditi, durante la mia attesa. 
Finalmente tre colpi al campanello.. e’ Lui, il Padrone.. non ho indugi. Gli apro subito. Sale, entra in casa. 
Mi scruta con uno sguardo penetrante. Mi sta analizzando. Nessuna parola. Solo un mio timido “Buona sera Padrone, cosa posso fare per Voi?”
Silenzio.
“Legami le tette… Anche caviglie e polsi…” penso, quasi volessi che mi leggesse nel pensiero… 
Invece continua il silenzio. 
Mi gira e mi benda.. E’ seta. Si, è un foulard di seta nera.. ne percepisco la leggerezza. Mi accompagna per mano in una stanza.. mi fa chinare. Mi inginocchio di fronte a Lui.. so già cosa vuole da me. Sto per dischiudere le labbra quando mi sento abbassare ferocemente il capo. Rimango disorientata per un secondo poi capisco che non posso accoglierlo dentro me. Non ora. Mi vuole a carponi. Ubbidisco. Questa sera è strano. Non una parola, non una carezza.. niente di tutto ciò che  è sempre stato.. mi incute quasi paura. Ma è il Padrone.. e di lui mi posso fidare. Questo lo so.
Mi lega dapprima i polsi ravvicinati, poi le caviglie, mi infila un fazzoletto, o forse due in bocca.. penso subito che mi avrà letto nel pensiero.. la mia mente gli sorride.. poi mi sento passare una catena alla vita, abbastanza stretta da impedirle di dondolare.. è talmente fredda che quasi mi blocca il respiro.. da quella catena ne parte un’altra attraverso un lucchetto che mi si poggia sulla schiena.. mi lega a qualcosa. Non so quanta catena ho a disposizione e non so in quale stanza mi trovo.. Sono disorientata. Dal palmo delle mani sento che il pavimento è di parquet, quindi sono in camera, o in studio. Rimango in attesa di un suo ordine. Testa china, gambe leggermente divaricate. 
 Lo sento allontanarsi, sento il rumore dell’interruttore. La porta si chiude. Sono chiusa in una stanza della mia casa al buio. Attendo… non so quanto, ma le ginocchia ora iniziano ad indolenzirsi.. tento di alzarmi ma la catena mi richiama alla mia precedente posizione. Provo a tirare la catena, ma mi accorgo subito da un dolore sordo al bacino che è troppo corta. 
Non so che fare. 
Una lacrima mi scende sul viso. “Perché? ” mi chiedo, “Perché? ”
I minuti trascorrono lenti.. sembrano ore. Il silenzio attorno a me è talmente struggente che sembra assordante.. ogni piccolo rumore del condominio sembra amplificato dieci, cento volte.. attendo ancora e mi siedo sulle gambe posteriori.. per dare un po’ di sollievo ai polsi e alle ginocchia. Ecco, ora sono la sua cagna. Che lo attende rientrare a casa per fargli le feste. In un attimo mi ha trasformato nella sua cagna. Passano ancora altri minuti. Mi adagio anche sulle braccia. “Ma che brava cagnolina a cuccia che sono! ”, penso.
Mi assopisco. 
All’improvviso una sonora sculacciata mi riporta alla veglia e subito mi riposiziono a pecora. Non mi sono accorta di nulla. Non so da quanto tempo il Padrone è tornato, ne da quanto mi ha osservato dormire.. mi sento affranta, mi sembra (so) di avergli mancato di rispetto.
Ritorna alla catena, penso me la stia togliendo invece ne fa un’ aggiunta.. me la sta allungando.
Senza troppi complimenti mi infila un fallo nel culo ed uno nella figa. Mi fa male. Non sono per nulla eccitata. Il colpo è secco e veloce. Io faccio una sorta di balzo in avanti e subito ricevo un’altra sculacciata, questa volta più pesante. Il mio disaccordo si soffoca in un mugolio. Mi fermo, mi blocco. Li sfila entrambi e contemporaneamente li riinfila, con più forza rispetto a prima. E fino in fondo. Mi sento piena e talmente dolorante che mi sento pulsare la testa.
Poi li estrae nuovamente. Passa qualche secondo e con più delicatezza inserisce prima il fallo nel culo, poi nella figa. Ma ambedue solo fino a metà.. sono costretta ad irrigidire i muscoli per non farli cadere e ne sento ancor più la consistenza.
Mi toglie la benda.. la vista della luce quasi mi acceca. Lo guardo, ma Lui se ne va, senza degnarmi nemmeno di uno sguardo.
 I falli iniziano a destare il mio piacere. Sono un po’ più rilassata ora. Mi guardo intorno. Sono nello studio e con la catena riesco a muovermi per arrivare a malapena alla porta della mia camera da letto. I miei spostamenti sono lenti e contenuti, altrimenti rischio di far cadere i falli. Mi avvicino alla porta della camera da letto, che è socchiusa.
Sento dei rumori.. gemiti e mugolii.. mi avvicino con fatica e con la faccia riesco ad aprire la porta..

Vedo Lui, assieme ad una lei. Rimango impietrita. La gelosia mi sale e mi soffoca. Tiro  ulteriormente la catena, la sento entrare nelle mie carni.  Tento di urlare qualcosa, ma è tutto vano. Non mi considerano.
Il Padrone ed un'altra donna. Sono ancora parzialmente vestiti ma già nella camera si sente l’odore del sesso.. questo mi entra subito nel naso e stranamente mi piace..
Le loro lingue giocano sulle porzioni di corpo scoperti.
Inizio ad eccitarmi. Sento i muscoli contrarre maggiormente i falli. 
Ora a me la scelta. O indietreggio fino ad arrivare al muro del mio studio e tentare di spingere i falli più a fondo, o continuo ad osservare il Padrone mentre si sta per scopare un'altra.
Vorrei avvicinarmi e usare la mia lingua sui loro corpi, su di lei, sentirne l’eccitazione… ma sono legata e non posso avvicinarmi molto..
Continuano… sempre con la bocca, con la lingua si succhiano e cominciano a mugolare.  Mi eccito sempre più, mi bagno e sento che i falli che ho in corpo non fanno più male anzi, comincio a muovere, per quel che posso, le anche..
Vedo il Padrone e la ragazza adagiarsi in altre posizioni, dopo avergliela leccata lei si mette a carponi con il viso appoggiato al materasso ed il sedere alto, cosce leggermente aperte, sta sgocciolando della saliva del mio Padrone, dei suoi umori…
Ne sento il profumo inebriante, vedo il rosa delle labbra aperte, il clitoride turgido e la
lingua rossa del Padrone che sfiora le sue cosce salendo fino allo spacco, dolcemente..
Ora comincio veramente a scaldarmi ed avere voglia, voglia di leccare e sentire il mio corpo posseduto da altri…
Vorrei partecipare e vorrei dire, chiedere, pregare di unirmi ma… ma non posso dire, fare nulla…
Sono fradicia e lo sono sempre più mano a mano che il Padrone e la ragazza scopano..
La monta da dietro e con il Suo dito inizia a giocare con il suo culo..
Lo so, gli piace vedere i miei occhi che supplicano di poter fare tutto ciò che stanno facendo loro, ma una catena mi tiene a distanza, quella catena legata alla mia vita che m’impedisce di avvicinarmi ulteriormente..

Posso solo indietreggiare ed arrangiarmi come posso.. ed allora piano piano e con fatica vado indietro.. le ginocchia mi dolgono, come se aghi mi pungessero in un ritmo cadenzato. Mi sento in calore. Sono la Sua cagna in calore. Indietreggio fino ad arrivare al muro e spingo fino a sentire che il fallo nel culo ha toccato la parete. Spingo ancora. Sta entrando dentro me. Mi sento riempire. Chiudo gli occhi e immagino il Padrone mentre mi usa a suo piacimento, così come ha fatto tante volte in passato. 
Ma non è la stessa cosa. Ora mi sento piena, ma non è Lui. 
Il Padrone ora è con un’altra. Una bellissima ragazza, dai lineamenti asiatici, molto diversa da me. Non posso. Non posso sopportare di non vederlo. Di non vedere le sue mani forti e sensuali. 
Così con il fallo affondato nel culo, mi riavvicino alla porta. Per continuare a spiare, ad invidiare quella stupenda ragazza che ora è oggetto delle attenzioni, dei desideri del Padrone.
Hanno cambiato posizione. Sono nella mia posizione preferita. Il Padrone, in piedi, con gli occhi chiusi sta godendo della bocca di lei, inginocchiata di fronte al suo membro, con le braccia incrociate dietro la schiena. 
E’ la posizione che io ho assunto tante volte. Quella che gli dona la parte più intima della mia mente. Li osservo. Lei lo lecca bene, sulla punta fino a scorrere sulle palle.. le succhia..
Mi esce un mugolio di disapprovazione.
Il Padrone sbarra gli occhi. Mi guarda con durezza e dice: ”Guarda troia, e impara!!”
Le sue parole mi entrano nella testa come lame taglienti. Non si era mai rivolto a me così..
Non mi sono mai sentita così umiliata. Le prime parole che il Padrone mi rivolge in tutta la serata sono per umiliarmi. 
Mi sono donata a Lui con tutta me stessa. Prima ha rovistato nella mia mente per scoprire le mie insicurezze, i miei punti deboli, i miei segreti più nascosti e poi ha utilizzato queste informazioni per avermi completamente. In tutti i modi che voleva. Io L’ho sempre assecondato. Gli ho obbedito, e sono stata duramente punita quando non L’ho soddisfatto come avrei dovuto. Ho pianto lacrime di gioia e di dolore insieme, per donargli il mio corpo e la mia mente in modo così totalizzante ed esclusivo.
Ma ora.. ora non riesco più a trattenermi. Mi sta distruggendo. 
Mentre le prime lacrime scorrono sulla mia pelle rovente, sulle mie guance, con la vista offuscata riesco a scorgere un’espressione di godimento sul volto del Padrone. Le sta riempiendo la bocca del Suo seme. (il prezioso seme del mio Padrone).
Lei lo beve avida, una gocciolina le scivola tra le labbra e subito la sua lingua la pulisce. Si… è proprio brava..
Ora sono confusa. Sento ancora le parole del Padrone che mi rimbalzano nella testa creandomi tanto disagio e rabbia e chissà cos’altro ancora.. ma contemporaneamente ed inaspettatamente il mio corpo riprende a sentire gli impulsi, le pulsioni, la voglia.. vorrei essere montata. 
Non m’importa come. Magari anche così.. come una cagna legata alla catena. 
Desidero sentire il suo seme che mi invade la bocca, che scorre caldo sul corpo, che m’inebria la mente.
Non mi sono mai sentita così. Ferita da un lato ma… (Oddio, mi sembra così strano pensarlo, io che sono rifuggita sempre da questi termini) .. ma porca dall’altro.
Non mi riconosco.
Chiudo gli occhi un attimo. Non capisco più nulla. Non mi capisco più. E non capisco il Padrone. Vorrei andarmene da qui.


k.S. 2006  




Pic taken at Island of Pain 
http://maps.secondlife.com/secondlife/Island%20of%20Pain/111/120/45







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