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mercoledì 4 novembre 2020

PILLOLE: Safe Word

 In passato (non molto lontano) si pensava erroneamente che chi seguiva la filosofia del RACK contrapposto al SSC volesse abolire la safe word, in realtà ora si sa ampiamente che in tutte le filosofie si scelga di seguire (SSC, RACK, PRICK, 4C) la safe word è sempre contemplata.

L'unico ambiente, che per altro non è BDSM, dove non è contemplata a priori è Gor.

Cos'è la Safe Word?

Tradotta letteralmente è la parola di salvezza, ovvero quel termine o anche quel gesto se impossibilitati a parlare che permette al bottom di interrompere la pratica e/o la sessione.

Come deve essere?

Generalmente si sceglie una parola fuori contesto (la mia era: prezzemolo) perchè un "no" o un "basta" può essere confuso con le normali imprecazioni di sessione.

In fase conoscitiva in genere si usa il semaforo: verde, arancio, rosso. Questo per permettere al Dom/Domme di riconoscere quali segnali corporei e comportamentali istintivi mette in atto il/la sub.

Ovviamente in questa fase la cooperazione tra Dom e sub è importantissima perchè mette le basi per il rapporto che si sta andando a creare, quindi anche il/la sub deve essere onest* nel comunicare nei giusti tempi i vari colori del semaforo.

Per quanto riguarda invece l'impossibilità a parlare in genere si pone in mano al/la sub qualcosa, anche una pallina, da lasciare cadere al posto della pronuncia della safe.

Quando dev'essere usata?

Sempre in caso di malore del/la sub e tutte le volte che è necessario stoppare la pratica per motivi di salute o di disagio.

Non dev'essere usata per stoppare la pratica per motivi diversi da quelli citati sopra.

Questo significa che durante la "normale" esecuzione della pratica, dev'essere il Dom a decidere se e quando fermarsi, e non deve aspettare che venga pronunciata la safe per diversi motivi:

  • sarebbe una dominazione dal basso
  • i/le sub tendono a non volerla pronunciare, sia per orgoglio, sia per mettersi alla prova.
  • se ne potebbe abusare l'uso così come il contrario


Dev'essere quindi il/la Dom/Domme ad avere sempre il controllo della situazione e anche a fermarsi a volte prima che il limite di sopportazione del/la sub venga raggiunto.

Questo perchè alcuni forti masochisti hanno un limite di sopportazione talmente alto, che continuare una pratica potrebbe comportare seri problemi di salute al/la sub.

Non è una sfida. Nessuno sfida nessuno (tranne in caso di brat e di Primal, ma sono discorsi a margine).

Semplicemente il/la sub deve potersi affidare a chi sa mantenere il controllo della situazione e di ciò che sta accadendo al corpo del/la sub.

Infatti in genere è anche sconsigliato avere rapporti penetrativi durante l'esecuzione di una pratica, perchè l'attenzione si sposta dalla situazione alla propria eccitazione.

Sesso si, ma magari al termine.

mercoledì 15 luglio 2020

BDSM non GDR

Oggi stavo cercando un testo che ahimè non trovo più che trattava di "alto protocollo" e mi sono imbattuta in una pagina Facebook che si occupa di "educazione di schiave". Tra i vari post pubblicati ve ne era uno con un testo gira da anni sul web, come Bibbia per la "vera schiava devota". Ve lo propongo interamente:

(p.s. Esprimo il tutto, per praticità, riferendomi a rapporti Master/schiava, ma almeno per quanto riguarda il BDSM, è esteso a tutte le forme di genere)

"Le regole dell'Accademia delle Schiave"

Prima Regola: 
"Quando ci si rivolge al proprio Padrone lo si chiama solo ed esclusivamente PADRONE"
Seconda Regola: 
"Servire il Padrone come se la vostra esistenza dipendesse dal fatto di essere in grado di compiacerlo perché è così"
Terza Regola: 
"Anche se il Padrone può non avere ragione, esso per definizione non ha mai torto. Le schiave hanno sempre le ultime parole in una discussione, e queste parole sono “Si Padrone”. 
Quarta Regola: 
"Gelosia e Possessività hanno ucciso più schiave che la disobbedienza."
Quinta Regola: 
"Le schiave non parlano mai di se stesse in prima persona. Non c’è un “Io” o “Mio” nel vocabolario della schiava".
Sesta Regola: 
"La perfezione nel Servire e Sottomettersi è l’obiettivo. Semplice eccellenza sarà tollerata".
Settima Regola: 
"Il tuo collare porta l’onore del tuo Padrone. Il tuo comportamento lo può rendere leggero come una piuma o pesante come una montagna".
Ottava Regola: 
"Se non c’è il Padrone a richiedere il vostro servizio usate il tempo libero per pulire, cucinare".
Nona Regola: 
"Una schiava non possiede altro che ciò che il suo Padrone le concede. Ciò che è concesso può venire tolto. Se vieni scelta per portare un nome da un Padrone, o sete o gioielli, ricorda che tutto ciò può venire tolto così come viene dato".
Decima Regola: 
"Il più futile dei capricci del vostro Padrone è la più alta delle vostre leggi. E chi infrange la legge verrà sempre punito".

Questa la mia reazione: 😂😂😂😂😂😂😂

Desidero entrare nel dettaglio.

Anzitutto, vi è da fare un distinzione tra coloro che giocano e chi, invece, considera il BDSM come parte integrante della propria vita. In secondo luogo, una distinzione tra rapporto D/s e M/s.

Negli ultimi anni, da quando il BDSM è stato sdoganato, grazie a libri e movie a tema e ad una moda dilagante il numero di persone che gioca "a fare il BDSM" è decisamente aumentato. Sono persone che ne possono fare a meno, la loro è espressione di trasgressione, o noia, o altro ancora ma non è uno stile di vita. E' gioco. In questo contesto allora si può fingere di essere chi non si è. I risultati spesso sono di goduria estemporanea, ma di insoddisfazione successiva. Tanto più che capita spessissimo che chi oggi gioca a "fare la slave" trovando troppo pesante il ruolo, domani possa provare a "giocare a fare la Mistress". Non è realmente switchare, è cambiare ruolo per poter continuare a godere della trasgressione.

Questo gioco si esplica più facilmente nei rapporti Dom-Domme/sub, dove fondamentalmente vi è un soggetto ordinante e uno esecutore. Entrambi godono del momento, fine a se stesso.

Nei rapporti Master-Mistress/slave invece, è più difficile che queste persone si trovino a loro agio perché quello che caratterizza questo rapporto è il percorso di crescita. Una persona parte da uno status e cambia, con l'intensificarsi del rapporto e del percorso insieme. Chi non è qualcosa, non può nemmeno crescere in quell'ambito. E' come chiedere al leone di diventare giraffa. Non può.

Ritornando alle regole dell'Accademia delle Schiave salta subito all'occhio che qualcosa non torna.
Si parla di schiave (e non di sub) e quindi si ha la presunzione che debba essere così, pur trattandosi di gioco.


Qualsiasi rapporto M/s è fatto prima da persone, non da ruoli. Sono due (o più) persone che si incontrano, si annusano, si scelgono e decidono di camminare insieme per il loro percorso. Solo successivamente una si offrirà per appartenere all'altra persona.
Qui invece si parla esclusivamente di ruoli, tralasciando la "Persona" come focus.

Inoltre poi si parla di "educazione delle schiave devote".
La devozione è un sentimento cristiano dove una persona venera Dio e si sottomette ad esso.
Nell'antica Roma si esplicava in determinate situazioni di pericolo, dove vittime o proprietà venivano donate agli Dei per evitare il pericolo stesso.

Ora mi dite cosa c'entra la devozione nel BDSM?
Nulla!
Il Master non è Dio!!

Anche solo partendo dallo scopo di queste regole, sarebbe più opportuno, a mio avviso, parlare di "educazione delle schiave rispettose". Anche se "devote", fa certamente più scena. 

Prima Regola: 
"Quando ci si rivolge al proprio Padrone lo si chiama solo ed esclusivamente PADRONE"

E chi lo dice? Quando ci si rivolge al proprio Padrone, o al Master, o al Dom (e relativi femminili) lo si chiama come due persone hanno stabilito di essere chiamato.
Personalmente preferisco chiamare Master, ma se il mio Master lo permettesse potrei chiamarlo anche Pippo. E' veramente un nome che fa di quella persona la Persona, o è la persona a fare il nome e quindi il ruolo?

Potrei anche chiamarlo con il suo nome reale, sarebbe meno Master? Affatto.

Seconda Regola: 
"Servire il Padrone come se la vostra esistenza dipendesse dal fatto di essere in grado di compiacerlo perché è così"

Se il Padrone, per essere compiaciuto, chiede alla propria schiava di buttarsi in un fosso, lei è obbligata a farlo?
Secondo questa regola si.
Secondo il BDSM no.
Perché la base dei precetti del BDSM è che le cose vengano fatte nel rispetto di tutte le parti, dei loro limiti, e del buon senso.
Qui invece non vengono menzionati minimamente il buon senso e il consenso.
Il Padrone ha un capriccio? La schiava deve compiacerlo, sempre.
Bene, schiave rispettose, sappiate che non è cosi!
Sappiate che se avete un malore e non ve la sentite di fare una certa cosa potete comunicarlo al vostro Master ed esimervi dal farlo.
Questo porterà probabilmente a conseguenze, ma voi avete la piena libertà di esprimere qualsiasi dubbio!
Il vostro Master vi protegge, se vi mette in difficoltà è per raggiungere uno scopo più alto, non certo per soddisfare un proprio capriccio o per aumentare il suo ego!
Ricordatevi di essere persone prima di ruoli. E non macchine esecutrici!
Ricordatevi che il Master potenzia la slave, non è atto ad annullarle la personalità!

Terza Regola: 
"Anche se il Padrone può non avere ragione, esso per definizione non ha mai torto. Le schiave hanno sempre le ultime parole in una discussione, e queste parole sono “Si Padrone”.

Se il Padrone non ha ragione, non ha ragione.
Un Master non è meno Master se chiede scusa. O se ammette i propri errori.
Al contrario. E' una persona umile e coscienziosa che rispetta chi ha di fronte: la sua slave.
Inutile aggiungere altro.

Quarta Regola: 
"Gelosia e Possessività hanno ucciso più schiave che la disobbedienza."

Questa regola ha una base di verità. Ogni persona può essere gelosa, anche quel minimo di indisposizione che dimostra che teniamo ad un'altra persona. La gelosia ossessionante invece è esclusivamente manifestazione di insicurezza (diretta o indiretta).
La possessività al contrario è un sentimento che non dovrebbe coesistere in un rapporto equilibrato. Le persone non sono cose. Non si posseggono.
E questo vale per tutti i rapporti interpersonali.
Una slave invece, qualora accetti la presenza di più slave nel rapporto o qualora accetti un Master poli, deve essere pienamente consapevole che il suo ruolo le impone di trattenersi da esprimere la sua gelosia, impone di auto-controllarsi.
E' quindi una questione spinosa, perché come Persona spesso si vorrebbe essere l'unica, ma come slave si deve accettare benevolmente la presenza di altre.
L'unica speranza (che spesso è disattesa) è che il Master si renda conto di non aver bisogno di più slave per sentirsi completamente appagato.

Quinta Regola: 
"Le schiave non parlano mai di se stesse in prima persona. Non c’è un “Io” o “Mio” nel vocabolario della schiava".

Anche questa è una fandonia. Sempre rimanendo nel concetto che un rapporto M/s è costituito da persone, le stesse detengono un primo pronome personale e posseggono cose.
La regola, così come è posta, è molto vicina al pensiero Goreano, dove la schiava deve cedere tutto il patrimonio mobiliare e immobiliare al proprio Padrone: ecco quindi che questa regola in questo ambito viene validata. 

Sesta Regola: 
"La perfezione nel Servire e Sottomettersi è l’obiettivo. Semplice eccellenza sarà tollerata".

La perfezione non esiste. Non esiste un Master (guida) perfetto e quindi non può nemmeno esistere una slave perfetto (guidat).
Poi che ognuno ambisca a dare il meglio di se in un rapporto è comprensibile. Ma il meglio non sarà mai la perfezione.

Settima Regola: 
"Il tuo collare porta l’onore del tuo Padrone. Il tuo comportamento lo può rendere leggero come una piuma o pesante come una montagna".

Il comportamento di una slave è strettamente correlato al comportamento del proprio Master.
Un tempo mi si diceva che la slave non è altro che lo specchio del proprio Master: il che significa che una slave ben educata farà fare bella figura al suo Master. Ma per diventare ed essere una slave ben educata è necessario un Master capace di educarla. L'obiettivo si raggiunge lavorando a doppio senso. Se si pensa che sia solo onere e dovere della schiava quello di rendere il collare leggero o pesante si sbaglia totalmente.
A tal proposito mi viene in mente una scena a cui ho assistito diversi anni fa.
Ero al supermercato e davanti a me alla cassa c'erano una mamma e un bambino che faceva i capricci.
La mamma lo tirò per un braccio e lo aggredì verbalmente dicendogli "che maleducato che sei!!".
Forse la mamma non si rese conto che con quella frase lei stava sgridando se stessa, perché la responsabile (con la collaborazione dell'altro genitore) della buona educazione del figlio era proprio lei!
Per lo stesso motivo, la buona educazione della slave è responsabilità del suo Master, che deve provvedere a spiegare, insegnare ed eventualmente correggere se necessario.

Ottava Regola: 
"Se non c’è il Padrone a richiedere il vostro servizio usate il tempo libero per pulire, cucinare".

Ehm... è proprio il caso di commentare??
Non è già palese l'assurdità di questa regola??
Serve una colf? Una badante?? Bene, la si assume!
Una schiava non è né l'uno né l'altro, a meno che non sia stabilito in sessione. Al termine della stessa torna ad essere persona di pari diritti e doveri.

Nona Regola: 
"Una schiava non possiede altro che ciò che il suo Padrone le concede. Ciò che è concesso può venire tolto. Se vieni scelta per portare un nome da un Padrone, o sete o gioielli, ricorda che tutto ciò può venire tolto così come viene dato".

Anche questa regola è molto vicina al mondo Gor.
In ambito BDSM non ha fondatezza. Il legame M/s non si fonda su questi principi.

Decima Regola: 
"Il più futile dei capricci del vostro Padrone è la più alta delle vostre leggi. E chi infrange la legge verrà sempre punito".

Anche in questo caso si avvicina al modo di pensiero Goreano. Nel BDSM questa regola non ha senso di esistere perché nel momento in cui un Master dovesse impartire un insegnamento, questo deve essere eseguito come è stato insegnato. Se un giorno il Master dovesse decidere di cambiare le carte in tavola (senza metterne al corrente la slave) solo per un capriccio, allora ingannerebbe la slave mettendola nella normale condizione di sbagliare. Secondo questa regola verrebbe quindi punita.
Questo è un atto manipolatorio che porta la slave a non essere più sicura di nulla e ad avere timore nell'agire per evitare di deludere il Master o di ricevere la punizione.
Comunemente, questo concetto è ben chiarito dalla metafora del "camminare sulle uova".
E' attuabile con persone psicologicamente fragili, che probabilmente non dovrebbero nemmeno praticare BDSM, solo per indurle di proposito allo sbaglio.

Analizzando le singole regole spesso mi sono riferita al mondo Gor.
Ma cos'è Gor?

E' l'ambientazione immaginaria fantasy (contro-terra) di una serie di romanzi (34) di John Norman (scrittore sessista ed omofobo).
La serie descrive ripetutamente uomini che rapiscono e brutalizzano fisicamente e sessualmente le donne, che sono a loro completamente sottomesse in uno stato di totale schiavitù.
In base a questi testi è nata la filosofia goreana che, basandosi su rapporti D/s, ne esplica l'applicazione nella vita reale.

In pratica è come se io, amante di Stephen King e della saga di Castle Rock, da un giorno all'altro diventassi una serial killer, e mi sentissi legittimata a farlo grazie ai racconti della saga.
Assurdo no?

Questo è il motivo per il quale personalmente non ritengo che Gor sia un modo per vivere un rapporto di dominazione/sottomissione. Non riesco a considerarlo come stile di vita, né tantomeno ne concepisco un rapporto a lungo termine (viste le conseguenze - psicologiche, sessuali e fisiche - a cui incorre la donna portata allo stato di schiavitù).
Può essere considerato un gioco di ruolo? Assolutamente si, basta che abbia un inizio ed un termine entro un breve periodo.

Chi invece non la pensa come me in genere tende a voler sottolineare la filosofia stessa, e il relativo stile di vita che ne consegue, esponendo le principali differenze tra Gor e BDSM.
A tal proposito ho trovato un'utile tabella nel sito BDSM House Sanguine, che ne sintetizza le diversità. Sebbene la stessa sia abbastanza precisa, ritrovo comunque diverse inesattezze ed alcuni approfondimenti necessari, che indicherò nel dettaglio.  



Possesso/Proprietà:

Goreani - La kajira non possiede nulla.

Bdsm - La schiava generalmente possiede e condivide tutto ciò che viene negoziato.

Tempo libero:

Goreani - La kajira non ne ha se non ha incarichi. Deve essere completamente a disposizione.

Bdsm - Pre-negoziato, e in gran misura strutturato e diretto dal Master.

Safe Words:

Goreani - Nessuna. Limiti basati sulla fiducia, che sono decisi dal Master.

Bdsm - Fondamentale in addestramento e nelle pratiche, ma spesso non usata dal momento che il Master conosce la slave attraverso l’esperienza. 

In BDSM è indispensabile sapere che può essere pronunciata dalla slave in qualsiasi momento, in caso di malore, o in tutte quelle situazioni che non possano garantire il corretto svolgimento della pratica in essere. 

Determinazione di Genere:

Goreani - Forte. Uomini=Master, Donne=kajira

Bdsm - Rilassato. Switches, omosessualità, scambi di genere accettati e spesso incoraggiati.

Rapporto con la Natura:

Goreani - Fondamentale, si deve vivere in cooperazione con la Natura e non danneggiare la terra o le risorse naturali.

Bdsm - Può essere preso in considerazione, non fondamentale e può essere oggetto di negoziazione.

Durata del rapporto:

Goreani - Infinito per la kajira perfetta. Spesso termina per perdita di interesse da parte del Master.

Bdsm - Pre-negoziato. Può variare a seconda dell'intenzione dei termini di servizio.

La kajira perfetta non può esistere così come è inesistente la perfezione nelle persone. Quindi l'affermazione in se per se è ingannevole. 
Nel BDSM i rapporti M/s non hanno una durata prestabilita né negoziata. In genere terminano quando il rapporto stesso si esaurisce per le più svariate motivazioni. Può essere negoziato e prestabilito in caso di sessioni tra play partners, ma queste non identificano un rapporto tra M/s. 

Contratto:

Goreani - Non negoziato reciprocamente. Piuttosto è una dichiarazione di aspettative del Master sulla kajira.

Bdsm - Fondamentale, pre-negoziato e con intervalli regolari di verifica.

Attualmente, il contratto BDSM non ha alcun valore legale. E' statico in quanto le parti del rapporto M/s sono in continua evoluzione. L'accordo è per lo più verbale, con lo scambio reciproco degli intenti tra due (o più) persone consenzienti che pongono limiti alle pratiche. Può essere redatto a scopo ludico, ma non è obbligatorio. 

Consenso:

Goreani - Non preso in considerazione. Ci si aspetta che la vera schiava/kajira non voglia altro che soddisfare il Master.

Bdsm - Fondamentale. All'inizio casuale, seguito da SSC (Safe Sane Consensual), che può svilupparsi in RACK (Risk Aware Consensual Kink), Edge o B.E.S.T.

Se nel mondo Gor non viene preso in considerazione, allora tutto ciò che ne deriva è abuso. L'abuso è un reato. Questo implica che non vi potrebbe essere, a livello legale e morale, una attuazione nella vita reale. Questo aspetto più di tutti gli altri denota manipolazione da parte del Master Gor, nei confronti della kajira. 
La riduzione in schiavitù è illegale.
La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani cita quanto segue:

"Articolo 4

Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma."

Il divieto di schiavitù è tra i più antichi del diritto internazionale consuetudinario. Risale al 1815 una Dichiarazione riguardante l’abolizione della tratta degli schiavi e venne susseguita da tutta una serie di Trattati Internazionali a garanzia della persona in quanto tale e che ne aboliscono lo stato di schiavitù. 

Nel mondo BDSM, la slave di un Master inizia consensualmente un percorso con lui, esprime quindi la sua volontà a seguirlo. Ma se lui volesse obbligare la slave ad una pratica a lei non consona o facente parte dei limiti assoluti, la slave potrebbe in qualsiasi momento negargli il consenso per quella determinata pratica, e il Master deve astenersi dal metterla in atto. 
Nel mondo Gor, una slave si dona volontariamente al proprio Padrone, ma non ha la stessa possibilità della sua rispettiva BDSMer. 
Se nel primo caso non è presente alcun abuso, nel secondo è palesemente abuso e reato
Assomiglia, per certi versi, a quella che in psicologia viene definita Sindrome di Stoccolma, ovvero compiere atti contrari alla propria persona perché si è in una condizione di abuso da parte del proprio carnefice e per istinto di sopravvivenza si accetta tutto. 
Non voglio inoltrarmi nei risvolti psicologici di questo delicato argomento, per maggiori approfondimenti fare riferimento alle fonti. 

Per quanto riguarda le fondamenta del consenso nel BDSM, nello tabella si fa riferimento a SSC, RACK, Edge o B.E.S.T. 
Personalmente, non conosco gli ultimi due (sarà mia cura, vista la mia curiosità, informarmi in merito), ma attualmente si sono aggiunti altri due framework degni di nota: il PRICK e il 4C. In tutti il concetto di consenso ne è il fondamento. 

Collare:

Goreani - Comune. Un modo per indicare la proprietà di una schiava.

Bdsm - Comune. Un modo per indicare la proprietà di una schiava. Alcune potrebbero avere un collare "quotidiano" o permanente.

Appartenenza:

Goreani - Assoluta. Corpo, mente, cuore e anima per tutto il tempo che il Master desidera.

Bdsm - Assoluta ma condizionale. Corpo, mente, cuore e anima per tutto il tempo che si desidera da entrambe le parti.

Richiesta di liberazione:

Goreani - Il Master è il solo che ha voce in capitolo. La schiava può supplicare, ma è una decisione assoluta da parte del Master.

Bdsm - Spesso pre-negoziata. Le condizioni scritte nel contratto vengono seguite.

Non è solo il contratto in ambito BDSM che ne determina gli aspetti. Contratto che, come già affermato, spesso non viene stilato a causa della sua inutilità. 
La richiesta di liberazione può essere imposta, da parte della slave, in qualsiasi momento decada (per i motivi più disparati) la fiducia nei confronti del Master. 

Sesso:

Goreani - Il Master impone le aspettative . Spesso è solo una parte dell'essere schiava.

Bdsm - Opzionale. Pre-negoziato.

Scenari/pratiche:

Goreani - Non prese in considerazione. Il gioco di ruolo non è possibile. Sei o non sei Master/schiava

Bdsm - Il punto focale. La sessione/le scene diventano uno stile di vita attivo 24 ore su 24, funzionale e reciprocamente gratificante.

Questo punto a mio avviso non è chiaro. 
Perché se si afferma che in Gor si è sempre in ruolo, allo stesso modo si afferma che in BDSM si vive un 24/7, di conseguenza anche qui si sarebbe sempre in ruolo. 

Nella realtà dei fatti vivere un 24/7 sul lungo periodo è decisamente pesante, per entrambi i ruoli ma soprattutto per il Master che deve controllare l'esatto svolgimento della giornata della slave. 
Un 24/7 può essere applicato per brevi periodi, oppure come spesso accade, possono coesistere momenti di sessione e quindi di rapporto verticale con momenti di rapporto paritario al di fuori della sessione. Tranne alcune eccezioni, quest'ultima è la formula più utilizzata, anche a causa delle esigenze quotidiane di tutte le parti (famiglia, lavoro, rapporti interpersonali, ecc). 

Colpi/punizioni:

Goreani - I colpi sono solo per punizione. Quando i Master sono scontenti della kajira. Si punta però sulla educazione morale della kajira.

Bdsm - L'impatto è riservato esclusivamente alla sessione. Le punizioni sono raramente focalizzate sull'impatto, sono più radicate nel dispiacere grave non fisico, ma sono pre-negoziate nel contratto.

Bondage:

Goreani - Solo per applicazioni pratiche. Per imprigionare o punire la kajira.

Bdsm - Principalmente come strumenti nella sessione che sono reciprocamente gratificanti. Può essere anche per applicazioni pratiche o punizioni.

Responsabilità principali:

Goreani - Prendersi cura di nient'altro che dei bisogni e della felicità del Master, incondizionatamente.

Bdsm - Attraverso la cura dei bisogni del Master e seguendo i suoi insegnamenti, la schiava tende a prendersi cura della sua propria salute a lungo termine.

Letta così il punto di vista Gor potrebbe anche apparire come qualcosa di estremamente romantico. Quello che nasconde però, e che a mio avviso non è da sottovalutare, è il termine "incondizionatamente". 
Questo implica schiacciare se stessi per il bene del Padrone. Annullarsi per lui. Agire anche a discapito di se stessi per appagarlo. De-personalizzarsi. Diventare unico "oggetto" del piacere del Padrone. Oggetto, non soggetto. 
Tutto questo è un atteggiamento manipolatorio atto a inibire la personalità della kajira. E' anch'esso un sopruso. 

Aspettative personali:

Goreani - Non tenute in considerazione. La kajira deve solo desiderare di compiacere il Master in ogni momento senza domande o altre considerazioni.

Bdsm - Fondamentali. Il Master usa spesso lo scambio di potere come strumento per aiutare la schiava a realizzare i suoi obiettivi di vita.

Come per le "Responsabilità principali" anche qui la kajira non ha nessuna voce in capitolo, di conseguenza è attuato un sopruso al suo essere inteso come persona. 

Sicurezza:

Goreani - Qualunque cosa sia ragionevole per il Master. Può variare a seconda di quanto il Master desidera mantenere la kajira.

Bdsm - Fondamentale. Se pre-negoziata può estendersi a qualsiasi cosa il Master ritenga di applicarla.

Nel mondo Gor il Master ha anche il diritto di vita o di morte della kajira. 
Questo aspetto, da molti non preso in considerazione, la dice lunga su come la "ragionevolezza" del Master significhi tutto e nulla. Per esempio, le pratiche di Snuff, nel mondo Gor sarebbero legittimate. Nel mondo reale sono reati penali. 
Ma senza voler parlare necessariamente di morte, se per il Master goreano è accettabile o ragionevole buttarsi giù da un tetto, la kajira è tenuta a farlo. Non ha diritto di opporsi e di contrariarsi. 
E se il Master goreano è uno psicolabile sadico sociopatico?
Nel BDSM invece non deve essere solo pre-negoziata, si deve accettare l'esistenza di una forma di rischio (nulla è sicuro al 100%), ma in base a questa consapevolezza ci si deve attenere al buon senso e usare tutti i mezzi possibili per garantire la corretta esecuzione delle pratiche. 
Un Master BDSM non chiederebbe mai di lanciarsi da un tetto. 
Un Master BDSM non sottoporrebbe mai la slave ad una pratica alla quale lei non ha dato esplicitamente consenso.

Compiacere i “Liberi”:

Goreani - I “Liberi” è un concetto prettamente goreano. Ci si aspetta che la kajira soddisfi tutte le "persone libere" senza domande. Previsto dal Master.

Bdsm - Le "Persone libere" o l'equivalente devono essere autorizzati dal Master e sono spesso oggetto di pre-negoziato.

Anche questo punto non mi è del tutto chiaro. Cosa significa "compiacere" in questo contesto?
Se significa essere educati o rivolgersi agli altri con riverenza allora posso comprendere faccia parte dell'educazione della slave. 
Ma se invece significasse essere usata da altri?
Dietro compenso sarebbe l'equivalente della prostituzione, considerato poi che la kajira non possiede nulla i proventi andrebbero al Master goreano, che si macchierebbe, in questo modo, di sfruttamento della prostituzione. 
Senza compenso sarebbe invece equivalente al prestito di un oggetto e come tale si porterebbe alla luce, nuovamente, la de-personalizzazione della kajira. 
In ambito BDSM il prestito temporaneo ad un altro Master è previsto e prende il nome di cessione della slave. Non è decisione unilaterale del Master ma è invece concordata con la slave, il Master inoltre è tenuto a porre limiti e restrizioni nei confronti del Master ricevente e a controllare che tutto stia andando secondo disposizioni. Non è pratica molto diffusa, sia per una reale difficoltà della slave ad affidarsi ad un Master diverso dal proprio, sia a causa di perplessità del Master nei confronti di eventuali riceventi. Poi vi è anche un'altra questione, delicata, che riguarda un po' la gelosia del Master cedente. In genere, un Master che abbia trovato la sua slave se la tiene ben stretta.

Legami familiari:

Goreani - Non necessario. La schiava è proprietà e non le viene data considerazione personale se non concesso.

Bdsm - Fondamentale. I legami familiari e familiari allargati sono tenuti spesso in considerazione per il benessere emotivo della schiava.

Com'è possibile privare una persona dei suoi affetti? 
Com'è possibile che una persona lasci che un'altra la usi come essere inferiore o peggio come un oggetto, privandola addirittura dei suoi affetti? 
In Gor sembra naturale. 
Per me è manipolazione di un animo fragile. 

Origini:

Goreani - Una serie di romanzi di fantascienza scritti da John Norman. Piuttosto seguito da comunità online, più raramente praticato nella vita reale.

Bdsm - Per lo più intuitivo, ma spesso scaturito da opere di finzione e saggistica come quelle di John Norman, Robert Heinlein ecc.

Asserito che Gor si ispira ai romanzi di fantascienza di Norman, non si può dire lo stesso del BDSM attuale. L'SM si è ispirato alle esperienze del Marchese de Sade e agli scritti di Leopold von Sacher-Masoch, da cui sono derivati i termini sadismo e masochismo.
Ma il BDSM attuale nasce da un esigenza sociale di distinguere la propria sfera erotica da un SM patologico. Le basi della demarcazione tra SM patologico e BDSM erano fondate sul concetto di consenso (assente nel sadomasochismo). 
Quindi nessuna opera di finzione nelle origini del BDSM, tanto più che lo stesso ambiente è sempre in continua evoluzione, fondandosi su esigenze reali della società che lo vive. 
Al contrario, Gor è statico, perché si fonda su scritti e filosofia ben definiti che non hanno la possibilità di essere né ampliati, né tantomeno possono assecondare le esigenze di chi li vive. Ecco un altro motivo per cui l'applicazione nella vita reale di Gor risulta identificabile ad un GDR. 

Applicazione nella vita reale 24/7:

Goreani - Non sicuro ne raccomandato dal Fondatore.

Bdsm - Può essere fatto se pre-negoziato e se vengono effettuati i corretti controlli e bilanci.

Verissimo. Ma di fatto chi applica la filosofia goreana come stile di vita la applica 24/7, come già preannunciato dall'affermazione di essere sempre in ruolo. 
Quindi a differenza del fondatore stesso, questa regola in Gor nella vita reale è stata completamente stravolta. 

Concludendo. 

Sono slave ma sono prima di tutto persona. Non ammetto che la mia persona venga oggettivizzata. 
Non ammetto la de-personalizzazione e l'annullamento della personalità.
Non ammetto che i racconti e i deliri di uno scrittore misogino vengano messi in atto nella vita reale.

Un Master guarda l'animo della sua slave e ne carpisce le potenzialità. La prende per mano e la fa crescere, migliorandola nel suo essere. Proteggendola dalle ingiustizie ed aiutandola a proteggersi. 
Un Master accompagna la sua slave dentro il suo mondo, dal quale entrambi, (entrambi) trarranno piacere e giovamento. Insieme percorreranno un cammino, insieme raggiungeranno degli obiettivi ed ognuno dei due si troverà soddisfatto di ciò che ha vissuto. Avranno aggiunto, alla loro esistenza. Non tolto. 

Una slave guarda l'animo del suo Master e ne carpisce i tratti, ne avverte la sintonia. Si lascia prendere per mano, rendendolo orgoglioso e arricchendolo di quel qualcosa che lui non dimenticherà mai. L'esperienza. Si farà proteggere, vedendo in lui il suo porto sicuro. Si lascerà guidare per la sua via, fidandosi della sua mano, della sua presa, sfidando con lui le intemperie, dalle quali risulteranno entrambi (entrambi) vincitori. Insieme percorreranno un cammino, insieme raggiungeranno degli obiettivi ed ognuno dei due si troverà soddisfatto di ciò che ha vissuto. Avranno aggiunto, alla loro esistenza. Non tolto. 

Questo genere di legame così profondo non è un gioco di ruolo. E' qualcosa che scorre nelle vene. E' un bisogno dell'anima. 

Fonti: 
Gor VS BDSM - House Sanguine
Articolo 4 - Divieto di schiavitù - Dichiarazione Universale dei Diritti Umani
Sindrome di Stoccolma
Attaccamento al proprio carnefice.

Un autore che amo, Hans Zimmer, insieme ad un altro autore che ho scoperto attraverso lui, Rupert Gregson-Williams, esprimono quello che provo oggi. Segna la fine di un epoca, e l'inizio di un'altra. 
Questo brano, colonna sonora del film "The Crown" accompagna le scene del decesso di Giorgio VI, Re del Regno Unito. Alla giovane età di 25 anni, Elisabetta divenne Regina del Regno Unito di Gran Bretagna, dell'Irlanda del Nord, e dei paesi appartenenti al Commonwealth. La sua giovinezza e spensieratezza sparirono in un attimo, per lasciare spazio alle responsabilità che doveva assumersi nei confronti del Regno, della Corona e di Dio. Ad ognuno, le proprie responsabilità. 


martedì 21 agosto 2018

Chi è klita - aggiornamento 2018

Sono ormai trascorsi 2 anni dal post nel quale mi prensentavo con "Chi è klita" e nell'arco di questo periodo moltissime cose sono cambiate.

klita è... come direbbe un amico "tanta roba".

Partiamo dall'inizio, così forse non mi si chiedono più informazioni che sono da tempo note.

Il nome klita nasce a seguito della mia primissima sessione, nel lontano 2007, grazie al fatto che mentre i Padroni mi stavano frustando avanti e retro venni, dopo un po' di frustate direttamente sul clitoride. Quasi per scherzo, mi diedero questo nome, che nel tempo mi si è cucito addosso.
Poi, successivamente, furono loro che, facendomi una cortesia, mi registrarono in Second Life, con l'unica richiesta di scegliermi il nome. I cognomi a disposizione ai tempi erano forniti in una lista, tra cui Slade, che loro scelsero per la palese assonanza con slave.

Per un periodo lungo, operai solo in SL con questo nome, quindi tutte le mie attività erano riferite a quella piattaforma.

Cosa che cambiò nel momento in cui decisi di dedicarmi a me, in quanto persona reale.

klita sono io. Sono una donna ultra 40n che ha preso coscienza della propria natura forse un po' tardi,
che "ha perso tempo" respingendo se stessa. Ma fa parte un po' del mio carattere, quello di sbatterci la testa e capire da sola. Non perchè sono prevenuta, ma perchè prima preferisco comprendere, provare e successivamente, accettare. E per fare ciò mi ci vogliono i miei tempi.

Lo aveva detto il mio primo Padrone, "tu sei slave", e io a continuargli a ripetere che lui confondeva le mie gentilezze con l'essere slave.
Ma cazzo.. aveva ragione... eccome se l'aveva.
E nel frattempo sono trascorsi 11 anni da allora.
Ma va bene così.. devo smettere di rimpiangere un tempo che è trascorso ed iniziare a godere invece di quello che vivo, giorno dopo giorno (come afferma M.).

Mi rendo conto che ogni giorno sono lievemente diversa dal precedente. Posso affermare che partendo da una base ben precisa e delineata io stia cercando di riflettere sulle "questioni di contorno".

Sono fondamentalmente una novizia, con le idee molto chiare di chi voglio al mio fianco, non sono una neofita. 



A fine aprile ho compilato il mio profilo di Fetlife, nel quale ero iscritta da tempo ma non avevo mai sviluppato.

E l'ho fatto in un modo insolito, nella convinzione che chi sappia di cosa si stia parlando (BDSM) riesca a leggere chi sono veramente.

Nella prima parte dove mi rivolgo al lettore lo faccio usando il "lei". Si perchè ai tempi ero ancora un po' influenzata dall'educazione ricevuta dal mio ex Master, che mi imponeva di rivolgermi a tutti i Dom in quel modo.
Cosa in netto contrasto con il mio essere, che mette il mio (ipotetico) Master, al di sopra di tutti.

Allego la presentazione qui, casomai qualcuno non sia iscritto a Fetlife.



L'unico dato che recentemente ho tolto dalla sezione "NO a:" è "seguaci del poliamore".

A tal proposito occorre che io dica un po' come la penso.
So che secondo la scienza il genere umano nasce come poliamoroso e tendenzialmente bisex.

Quello che non ci rende tutti poli e/o bisex ritengo siano frutto delle esperienze, educazioni, e consuetudini individuali.

Ma perchè avevo indicato no a poliamorosi?

Perchè ho avuto modo di conoscerne un po' negli ultimi mesi e mi sembra che attorno a questo termine siano nate un po' di comode ipocrisie.

Diffido di chi conduce la propria vita promiscuamente, diffido di chi confonde (consapevolmente o
meno) il concetto di poliamore con poliscopata, diffido di chi segue le mode, e con essa anche quella di definirsi "poliamoroso", diffido di chi tradisce il proprio compagno/a nascondendosi dietro l'ombra dell'essere poliamoroso.

Parliamoci chiaro: poliamoroso è colui che vive relazioni sentimentali con più persone, le quali sono tutte consapevoli e consenzienti.

Gli altri sono traditori, scopaioli, modaioli ecc ecc.

Ecco, io sono monogama. Non credo di poter cambiare questo mio status. Il mio "ossigeno" è rappresentato dal mio ipotetico Master, nonchè Uomo.
Potrei, e sottolineo potrei, accettare il suo essere poliamoroso solamente nel caso in cui lui fosse in grado di dare la stessa importanza e attenzioni a tutti i soggetti coinvolti nel suo universo poliamoroso. Credo che questa sia pura utopia. Ci sarà sempre una persona, tra tutte, preferita rispetto alle altre. Lo so. E a questa persona vengono date le attenzioni maggiori. Più è il numero di soggetti coinvolti, a mio avviso, più bricioline vengono sparse. Ma sono briciole. E questo a mio avviso è in netto contrasto sia con il mio "darmi", sia con il mio essere. 

Ultimamente mi è stato chiesto: "come ti poni riguardo al fatto che nel periodo in cui stavi con i tuoi Padroni eri di fatto di due persone?"
La vedo come un'eccezione al mio essere, ma nemmeno del tutto.
Non ero innamorata di nessuno dei due.
Di lui provavo un profondo affetto, maturato nel corso di 2 anni di conoscenza "virtuale", tuttora esistente. Di lei era una sorta di innamoramento, terminato bruscamente e con la quale non vi è alcun rapporto attuale.
Avevo iniziato una relazione BDSM con loro, ero ancor più novizia di oggi e comunque ruppi il rapporto talmente presto che:
1) non mi ero ancora offerta a loro e
2) non vi è stato materialmente tempo perchè si approfondisse il sentimento.

Porre fine al rapporto fu una scelta. Sofferta. Ma consapevole.
Il motivo? Volevo un Dom tutto per me. Volevo che l'ipotetico Dom fosse libero di poter fare quando ne aveva voglia, e non quando tutti i componenti ne avessero voglia.
Capitava che io e lui passassimo le serate a guardarci nelle palle degli occhi con una voglia di fare immensa e di non poter fare perchè lei si era addormentata sul divano.
Egoista forse da parte mia, si, lo ammetto.
Ma poteva capitare una volta, forse due. A volte gli impegni quotidiani sono tali da renderci stanchi la sera. E' comprensibile.
Ma allora che senso aveva farsi 600 km in un weekend per poi tornare a casa con l'amaro (e la fame) in bocca? Nel pieno del mio sbocciare? Per più incontri?
Decisi di rompere, fui criticata ampiamente, accusata di essermi affidata a loro per ottenere "notorietà".
Non voglio nominare la "personcina" responsabile di questi pettegolezzi nonchè invidie, ma fate che io non la debba mai incontrare sulla mia via. Si dice "schiava", forse lo è, ma abbassa notevolmente il valore del termine.

Ah si, perchè sono di indole pacifica, credo di dare tanto quando credo in una persona, credo di essere generosa ed ho un terribile difetto: mi fido troppo e subito. Ho provato a cambiare questo mio aspetto, a seguito delle diverse inculate (non fisiche) ma vivere nella diffidenza proprio non fa per me. Ci ho provato per circa sei mesi, pessimo periodo.
Non è nella mia natura, quindi rimango fiduciosa e generosa nei confronti del prossimo, ma se per caso la stessa generosità non è ricambiata e per qualche motivo mi si pugnala, allora è certo che da me quella persona perde tutto.
Non solo il rapporto si interrompe, ma quella persona per me cessa di esistere.
Non senza sofferenza da parte mia, sia chiaro. Ma non c'è scampo.

Credo di "darmi" nei rapporti interpersonali. Che siano di amicizia o sentimentali, ma non sono un interruttore. Non riesco ad accedermi e spegnermi e riaccendermi come se nulla fosse. 
Quindi quando qualcuno mi "accende la mente" io sono avvolgente, anche se non amo imporre la mia presenza. Allo stesso modo però mi piace che mi si avvolga, quindi mi piace essere cercata o ricevere attenzioni. 
Se per caso queste cessano, allo stesso modo io mi spengo e difficilmente riesco a lasciarmi andare come prima. Amo la coerenza, non amo i caratteri altalenanti. Comprendo gli impegni, ma non comprendo l'essere ignorata e poi lamentarsi se si è ignorati. Comprendo anche che in determinate situazioni ci si debba sorreggere l'uno con l'altra ma, pur avendolo fatto in passato, non ammetto che sia sempre un'unica persona a dover camminare verso l'altra. 

Se si cammina, lo si fa insieme. 

Comprendo di avere un carattere complesso, comprendo che a causa del fatto che io sia single sono molto disponibile, quando cercata, ma non comprendo ne accetto l'essere messa da parte. 
Questo vale nella mia vita, incluso il BDSM.

Sono dell'idea che, che se una persona non si interessa a me evidentemente non è interessato a me. Anche un semplice "Come stai?" è interessarsi. Non è una frase fatta. 
Non ci sono giochi. C'è realismo.
In questo sono una rompipalle, lo so. Sono esigente, ma delle due, preferisco essere esigente e serena, piuttosto che accontentarmi ed essere infelice. 
E' una costante nella mia vita: "meglio sola che mal accompagnata". 
E la solitudine non mi spaventa, sono abbastanza abituata a dovermela cavare da sola e non amo chiedere, nemmeno nel bisogno. Credo fortemente in me, nella mia forza interiore. Anche se ogni tanto crollo anche io, ma sempre rialzandomi. Sono momenti di sconforto. Capitano...


Un altro aspetto, è che sono  seria a volte. Non sono "da balotta" come si dice nel bolognese (Termini bolognesi), non mi vengono le battute in pronta risposta e questo mi rende talvolta pesante. Antipatica, spesse volte o altezzosa. 
Poi c'è chi non si ferma alla prima impressione, e di me scopre quello che poi, nel tempo e con la conoscenza, riesco a condividere. E in tal caso, possono nascere rapporti indelebili nel tempo. 
Si perchè io non sono per tutti, o meglio, tutti non sono per me. Mi rendo conto che il tempo a mia disposizione è l'unico vero tesoro (assieme alla salute) e che quindi non va sprecato. 
Quindi perchè dovrei dare le mie attenzioni, energie e tempo a chi non ritengo se le meriti? 
Di primo acchito non rifiuto una parola, un confronto, ma se vedo che la persona non merita (secondo le mie impressioni) allora difficilmente continuo il rapporto. 
Ognuno ha le proprie preferenze. Credo sia abbastanza normale. 

Ho imparato che le persone care difficilmente sono in grandi numeri. Ho imparato che se va tutto bene, che se sei una persona di spicco, sei anche molto "amata" non tanto per la tua persona in se ma per quello che rappresenti. Ho imparato che se la persona di spicco ha una difficoltà grossa che la cambia, o la rende fragile, allora il 99% delle persone si da alla macchia. 
Quindi non mi interessa avere 1000 amici per essere sola, preferisco averne una manciata ma importanti. E questo si riflette su tutta la mia esistenza e su tutti i miei rapporti interpersonali. 
Sono esclusivista, cosi come lo sarei per l'ipotetico Master, lo sono anche con le persone di cui mi attornio. 

Man mano che scrivo, mi rendo conto che non è poi così semplice parlare di se stessi. Si deve per forza tralasciare qualcosa, altrimenti un blog non sarebbe sufficiente, quindi riprendo ora quello che è un po' più inerente alla mia sessualità. 

Ho accennato prima alla bisessualità. Come per il poliamore, la scienza afferma che il genere umano
sia bisessuale (anche se ho letto opinioni contrastanti in merito).

Domanda che mi sono posta, dopo aver vissuto quel rapporto BDSM a tre.
Ho avuto rapporti sessuali con lei? Si.
Perchè? Perchè ho obbedito ad un ordine.
Mi è piaciuto? Ero felice per averla fatta godere in un modo in cui lei aveva difficoltà.
La baciavo? Si
Mi piaceva? Si, molto.
Sono bisex? No, lei era una persona speciale.

Questo è il succo della questione.

C'è chi afferma che io stia mentendo a me stessa, non volendo accettare la mia bisessualità.
Forse ha ragione, forse no. Di certo la risposta ce la posso avere solo io. Come? Provando.

Di certo mi sono resa conto che:
  • quando facevo esclusivamente sesso (e ne ho fatto tanto, anche se non ne vado particolarmente fiera) ero attratta solo dal cazzo.
  • se mi trovassi in una piazza con uomini da un lato e donne dall'altro andrei verso il cazzo.
  • se conoscessi un'altra donna speciale, probabilmente potrei provare affetto per lei, ma mi verrebbe più naturale baciarla affettuosamente, anche sensualmente, ma di certo non mi verrebbe di indossare uno strap-on per farla godere.
  • se fossi obbligata dal mio ipotetico Master a far sesso con una donna lo farei, l'eccitazione probabilmente ci sarebbe, ma sarebbe derivante (anche) dall'obbedienza all'ordine. 
  • se guardo un porno, preferisco in assoluto mf o mmf.. mff non solo non mi attrae, ma mi irrita

Sono una cagna. Anche questo fa parte della mia natura. 
So che nella consuetudine tradizionalista "cagna" è un termine dispregiativo, in ambito BDSM no.

Io sono fiera di esserlo, lo porto con orgoglio. E mi riempio di orgoglio di schiava (di cui parlerò più avanti) quando mi viene detto.
Però c'è un però. Per come sono fatta, non riesco ad essere cagna con tutti, indistintamente.
Lo sono per una persona solamente. La Persona.
Posso essere maliziosa, provocante, quello si. Ma sono cagna solo con il mio ipotetico Master (o per lui se mi dovesse mettere in mostra o far usare da terzi).
In assenza di una ipotetica Persona che mi possa ispirare, il mio essere si affievolisce. E siamo sempre li, se la Persona rappresenta il mio "ossigeno", in mancanza di tale ossigeno il mio essere si spegne. Alla fine il tutto gira sempre intorno a quell'esclusivismo di cui parlavo poc'anzi.

Questo aspetto in particolar modo, mi rendo conto, può spaventare molti. In molti lo considerano qualcosa di "eccezionale".. il "tanta roba" di cui parlavo all'inizio del post. Ma è un arma a doppio taglio: sebbene sia una mia dote, ci si rende altrettanto conto che non si arriva li, se non si dà tanto. E in pochissimi ne sono disposti o capaci. Fino ad ora, non ho ancora avuto la fortuna di trovare La Persona. Sono convinta che esista: seguo il consiglio di un'amica, la quale afferma che: "bisogna spalare tanta merda, per trovare il diamante".  

Sono esibizionista. Lo sono sempre stata e ancor di più quando ero vanilla.
Successivamente ho perso (per motivi che non desidero esporre qui) la bellezza esteriore e una sorta
di "timidezza" si è fatta strada in me. Ma non sono mai riuscita a limitare totalmente questo mio lato.
Una differenza sta che quando ero vanilla il "pubblico" erano le strade, i locali, e luoghi di vita vissuta, ora invece lo sono per lo più tramite le mie foto.
Mi piace fotografarmi mentre faccio qualcosa di inusuale, così come mi piacerebbe essere ripresa.
Un'ulteriore differenza, fondamentale, è che ai tempi mi piaceva essere provocante, ora mi piace provocare solo ed esclusivamente attraverso le richieste dell'ipotetico Master. Lui deve essere il primo spettatore ed è con lui che mi esprimo. Poi se vi sono altri spettatori che gradiscono, ben vengano. Ma il mio esibizionismo perde di significato se non è rivolto prima di tutti a Lui.

Sono masochista.
Il fatto di essermi scoperta slave recentemente, ma anche il fatto di aver sempre ambito ad un rapporto sentimentale, mi ha reso impossibile godere del mio masochismo nella forma stretta del termine. Il sadico puro non era e non è di mio interesse. 

Non sono masochista mentale ne autolesionista.
Se mi chiudo un dito in un cassetto non solo non godo ma è molto probabile che io cacci qualche accidente! :) 
Se soffro psicologicamente o sentimentalmente per qualche motivo, soffro, ma non godo. Ed è una condizione che non solo non mi piace, ma che tento di allontanare da me il più possibile. 

Ho fame di dolore. Ho attualmente i livelli di sopportazione bassissimi, non praticando da un decennio, ma non posso escludere il dolore dai miei rapporti. E' il primo veicolo che mi porta all'orgasmo.
Ma non è tutto ridotto all'orgasmo. 
E' legato anche a quello che io chiamo "orgoglio di schiava", che non è l'orgoglio come viene comunemente inteso, bensì un modo di essere tale per cui la sfide con me stessa, con il dolore, e con la sconfitta di esso, per fare uscire quella che è la mia forza interiore prende un significato enorme. 
Non ne capisco bene il motivo, ma ho un desiderio "strano" da tanti anni che non so ne come chiamare, ne tantomeno come spiegare. Vorrei essere "battuta" a tal punto, da non reggere più, da essere piegata, e nel dolore liberarmi di quello che ho dentro. Non ci sono mai arrivata. 

Sono arrivata a non reggere più il dolore, durante una punizione con i miei Padroni.
Ricordo ancora la scena come se fosse ieri. 
Avevo risposto male a Lui e decise quindi di punirmi con il cane, che non avevo mai provato prima di allora.
Mi disse: "S. quando non ce la fai più dimmelo".
Io ero a carponi, di fronte a me c'era il divano, sul quale lei era seduta. Avevo la testa quasi tra le sue ginocchia. 
Iniziò a battere. Io mentalmente iniziai a contare, anche se odio farlo, perdendo anche di tanto in tanto il conto. Non ero concentrata sulla conta, ma su quanto mi stava capitando.
Anzitutto non mi stavo eccitando, cosa che mi stupì non poco. Evidentemente l'idea della punizione, o dell'averlo in qualche modo deluso aveva preso il sopravvento sulla mia normale equazione: dolore=piacere.
Soffrivo in silenzio.. non so calibrare (non ho mai saputo farlo) quanto potessero essere pesanti i colpi, se dati a forza piena o meno. So che li sentivo e non poco. Arrivata ad un certo numero lui si fermò e mi disse: "S. non mi sfidare".
Io gli risposi, con un fil di voce: "Non sto sfidando te". Mi chiese di ripeterlo più forte perchè non aveva sentito. 
Intervenne Lei dicendogli, mentre alternava lo sguardo tra il mio viso e il suo: "Non sta sfidando te". 
Ricordo che le fui grata, che mi stavano per scendere lacrimoni che riuscii a trattenere, ricordo che in qualche modo sapevo che mi capiva. 
Lui riniziò a battere, ed io sempre in silenzio, accusavo. Ad un certo punto, non riuscivo più a sorreggere la testa, che mi tenne lei tra le sue mani. 
Arrivai ad un numero di colpi troppo alto per la mia immaginazione e la mia sopportazione. Mi vennero a mancare le braccia e mi accasciai con la parte superiore del busto sul pavimento. 
Lui si fermò. Non piansi, non dissi nulla, solo sentivo le carezze di lei sul mio capo. Respiravo profondamente come se avessi mantenuto il respiro fino ad allora. Tra loro ci furono solo sguardi. Nessuna parola. 
Rimasi a terra cosi per qualche minuto forse.. che però sembrò tanto, tanto di più.. nel rialzarmi da terra dissi loro, con espressione credo affranta (leggasi disperata): "credo di averne contati 63". Mi aiutarono a sollevarmi da terra e mi tennero per le mani, quasi a sorreggermi. Non ritornammo più sull'argomento. 
Non so se sono stata "piegata" quel giorno, ma la sensazione di liberazione che vorrei provare non è quella che ho provato allora. In quella situazione era solo punizione.    
A dire il vero, non so nemmeno se questa sensazione di liberazone esista per davvero. Ribadisco, è un mio desiderio. Ma ha qualcosa di reale?

Il mio rapporto BDSM ideale è 24/7 TPE.
So che nella letteratura classica un rapporto 24/7 è di difficile messa in atto. Se non erro c'è chi considera che tale rapporto non possa durare più di 2/3 settimane. 
Io dò la mia particolare accezione al termine 24/7.
So che nel momento in cui dovessi incontrare La Persona lui mi entrerebbe dentro. Sarebbe rivolto a lui il mio primo pensiero la mattina, e il mio ultimo la sera, nonchè durante tutta la giornata mi accompagnerebbe in qualsiasi attività io stia facendo. 
Sarei comunque "libera" di fare la spesa, andare al lavoro, giocare con la cagna (sempre quella pelosa, che sta a 4 zampe che fa bau e che scodinzola con la coda) e di compiere i miei obblighi quotidiani, senza però ignorare i suoi ordini sul come vestirmi o comportarmi, o i suoi consigli su quello da fare. Fare entrare nella mia vita La Persona a tutto tondo è per me essere schiava 24/7. 
Idealmente se trovassi La Persona vorrei una convivenza con lui, non per questioni di comodo, tutt'altro, ma per esprimermi nel mio essere quotidianamente, senza distanze fisiche e mentali.
C'è chi afferma che le convivenze e le preoccupazioni quotidiane, nonchè l'Amore, minino il BDSM.
C'è chi ci è realmente passato, ma c'è anche chi lo sta vivendo esattamente come me lo immagino.
Quindi significa che è possibile: il fatto di mantenere vivo il tutto dipende esclusivamente dalle persone che lo vivono.  
TPE, per chi non lo sapesse, è l'acronimo di Total Power Exchange, il che significa cedere il controllo, i poteri (compresi quelli decisionali) nelle mani della Persona. 
Donare a lui il mio bene. Nessun Master, con sale in zucca e degno di essere tale, metterebbe mai a rischio la propria schiava. 

Non è un gioco di ruolo, non sono ruoli, è essere qualcuno. E' vivere qualcosa. Chiamarlo BDSM è riduttivo secondo me. E' vita. E' Amore. E' complicità. E' essere l'uno la continuità dell'altra e viceversa. E' reciproco ossigeno. 
Non mi ricordo se era un film visto tanti anni fa, oppure qualcosa di sognato tanti anni fa. 
C'erano due persone anziane, presumibilmente marito e moglie, una seduta accanto all'altra.. Lui guardò lei, e senza che si proferisse parola, lei andò in cucina a prendere una cosa da porgergli. 
Mi rimase impressa.
E' quel genere di complicità, di conoscenza dell'altra persona, che non ha più bisogno di parole.
Mi capita spesso di chattare, da tanti anni ormai.. con alcune persone più che con altre. 
Con alcune si instaura un rapporto profondo.
Capita allora che si sviluppino delle capacità di osservazione che vanno oltre l'intonazione di una voce. Anche solo una parola in un contesto può stonare. E si comprende che qualcosa non va, che c'è qualcosa da voler chiedere, perchè qualcosa forse è rimasto frainteso. 
Mi è capitato anche ieri. E' una sorta di magia

M.: Giorno :)
io: Buongiorno a voi :)
M.: Ecco
io: ciao..
M.: Ciao
io: che c'è?
M.: nulla
.......... la conversazione continua, poi..
io: senti mi spieghi che intendevi per "ecco" prima?
M.: Ecco è un modo di dire
M.: quando hai scritto "buon giorno a voi, hai sbagliato chat... sono io solo"
io: e invece no
io: era inteso come te e.. (in aggiunta tutto l'elenco delle anime a lui care che non scrivo qui)
M.: :)

E' una cazzata lo so, e lo è.. ma a me infonde un sacco di tenerezza. 
Sarò strana, ma queste piccole cose mi fanno sorridere.

Quindi si, TPE, ma TPE significa anche mettere la propria esistenza nelle mani di qualcuno.
Ho sempre ponderato tanto, anche troppo. Ma tengo alla mia pellaccia. 
Quindi se mai dovessi essere così fortunata da poter scegliere La Persona, e da offrirmi a lui (nella speranza che poi mi accetti), allora lui solo avrà questo enorme potere.
E sarò protetta e serena, tra le sue mani, con la sua guida.  

E' naturale che a questo punto io mi esprima sul mio personalissimo concetto di appartenenza
Appartenere a mio avviso non è incontrare una persona con la quale si è affini, e farsi mettere un collare.

L'appartenenza è una cosa seria. Che si sviluppa nel tempo. 
Faccio un esempio: io paragono "il collare" con la "fede nuziale". 
Non esiste persona, a mio avviso, che conoscendo un'altra persona la sposi all'istante. 
Ci si arriva per gradi, nel tempo, con la conoscenza, con la condivisione. Poi si arriva al giorno in cui si è sicuri che si vuole trascorrere il resto della propria vita insieme a quella persona. E si arriva alle nozze, dove l'anello non è altro che un simbolo di tutto quello che si è costruito insieme fino a quel momento, di tutti i sentimenti che si provano reciprocamente.
Fino ad allora, e dopo le nozze, le basi del rapporto sono sempre le stesse: fiducia e rispetto reciproci, lealtà, sincerità, confronto, solo per dirne alcune.
La stessa cosa vale per il collare. 
Quindi io potrei anche incontrare un Master e con lui iniziare a vivere il rapporto esclusivista al quale ambisco, essergli fedele, rispettarlo, essere sua schiava.. e solo sua, non di altri. 
Ma prima di arrivare ad "offrire" il mio collo possono passare giorni, mesi, anche anni. Tutto il tempo necessario nel quale io mi senta sicura di voler essere completamente "sua".
Al giorno d'oggi, questa parola, apparteneza, viene abusata. Appartengo. L'ho sentita milioni di volte solo perchè 2 scopano. Non è appartenere quello. E' sminuire una parola, un concetto, una situazione. E cosi come fior di Matrimoni falliscono, anche queste appartenenze lo fanno. 
Ma questo non mi compete, visto che non chiedo a tutti di sposarmi. 
Ecco perchè potrebbe capitare che io diventi schiava di qualcuno, ma che non gli appartenga.
La scelta di offrirsi è l'unica scelta consapevole e ponderata di cui la schiava dispone. 
Non può essere una scelta, a mio avviso, presa con superficialità. Anche grazie al rapporto 24/7 e TPE a cui ambisco. 


Dei limiti.
Chi mi conosce afferma che io abbia pochi limiti. E' vero, ma c'è una motivazione. 
Io sono come un libro da scrivere. Una copertina sbiadita, forse una piccola premessa e nessun capitolo. 
Lo scrittore sarà La Persona.
Ovviamente ho dei limiti assoluti, quelli che io chiamo NO assoluti. Quelli che se vengono violati non solo terminano la sessione, li per li, ma terminano anche il rapporto e fanno decadere la fiducia.
Poi ci sono le cose che mi piacciono. Poche certezze, molte fantasie. 
Nel lontano 2005 parlando nella chat di Manette Matte scrissi che ero bombardata da fantasie e che non capivo cosa fossero.
Mi rispose una schiava bolognese, Françoise, che conoscevo poco (e alla quale sono grata ancora oggi) che in quel momento mi illuminò:
"Le fantasie non sono altro che desideri non ancora esauditi". 

In mezzo a questi 2 estremi ci sono tutte le cose che non mi piacciono. Tantissime. 
Alcune forse mi ispirano di più altre meno. 
Ma sono tutte pratiche che voglio affrontare, se alla Persona dovessero piacere, ovviamente dietro la sua guida.
Sono quel genere di cose che farei con lui e per lui, e che probabilmente, grazie a lui alimenteranno la
lista di cose che mi piaceranno.
Il pompino non mi è mai piaciuto. 
Da vanilla, lo praticavo solo se ero realmente innamorata... e visto che i grandi Amori sono pochi allora anche la mia esperienza in tal senso è tuttora limitata.
Perchè li facevo ai miei grandi Amori?
Perchè godevo "di riflesso". 
La pratica in se continua a non piacermi. La loro eccitazione, il fatto di farli "star bene" faceva star bene anche me e godevo di questo. 
Io sono fatta tutta così. 
Forse non solo io, ma degli altri non posso parlare.
Per me il piacere primo è quello di dare piacere, e di riflesso questo diventa il mio (tranne rarissime situazioni, per esempio, lo scat).
Ma ancora meglio, credo, è quando un Master, o meglio, La Persona, riesce a farti godere di quella pratica non solo attraverso il suo piacere, ma perchè diventa un piacere personale. 
Oltre altre millemila cose, è li che si vede la "grandezza" del Master, il suo essere guida.
Portare a farti piacere cose che non avresti mai potuto pensare di poter fare e di goderne. 
Master non è una parola a caso. E' Maestro.

Safe word
Non credo nella safe word.
Non sono una persona che si mette nelle mani di chiunque, solo per "giocare" (termine che aborro in contesto BDSM) o per "provare". In quel caso, anche se non compete me, posso accettarne l'esistenza.

Alcuni so che usano il semaforo, come safe, arancio quando si è quasi al limite, rosso se si è al limite o già oltre. 
Per me la safe rappresenta non solo la fine della sessione ma la fine del rapporto. Anche qui, rappresenta l'estinguersi del rapporto di fiducia. 
Vi è un solo caso, nel quale posso (anche se con molta fatica da parte mia) pronunciarla. E' la fase conoscitiva.

Il nostro corpo "parla" meglio di noi.
Un Master alcuni anni fa mi raccontò che lui era solito osservare il movimento delle mani. 
La sua schiava razionalmente poteva/voleva continuare, ma lui attraverso le mani riusciva a capire in quale situazione si trovasse. Se era vicina o lontana dal limite di sopportazione.
Per arrivare ad uno stadio cosi alto di osservazione bisogna, credo, passare per alcuni necessari step.
Non so se tutti i corpi "parlano" allo stesso modo.
Io per esempio non amo urlare. Sto zitta. Modulo il respiro. Se un colpo è particolarmente "sentito" allora mi può uscire uno sbuffo. Se arrivo ad un "ahio" significa che sono ben oltre al limite di sopportazione. A volte scoppio a ridere, come se fossi matta. Va te a capire.. 
Mi troverei in difficoltà a pronunciare tipo "arancio"... perchè non so dove sta il "rosso". 
E' molto più probabile che io pronunci "arancio" quando in realtà dovrebbe essere "rosso"... e forse, "rosso" subito dopo. 😨

Come dicevo, a parte quella fase conoscitiva, non credo nella safe. 
Credo nella Persona. 
E' lui che stabilisce quando fermarsi. Attraverso le sue osservazioni. Potrebbe anche capitare che lui si fermi in corrispondenza di un "verde" pieno. Va accettato. E' TPE anche quello. 
E' anche mantenere vivo il desiderio, a volte (in maniera un po' bastarda lo so!!). 😈


Ultimo ma non meno importante aspetto è il sesso durante una sessione.
In merito a questo ne ho sentite di ogni. Io posso solo dire la mia opinione. 
La sessione è la sessione. E' Sado Maso, è Dominazione, è Disciplina. 


Il sesso dove sta?
Il sesso può essere utilizzato come mezzo per ottenere qualcosa. 
Esempio: se durante una pratica particolarmente dolorosa o un limite violabile si usa il piacere, allora forse si riuscirà a sconfiggere il dolore o affrontare il limite più facilmente. 
Probabilmente si riuscirebbe nell'intento anche senza il piacere, ma associandolo a quella particolare situazione la cosa diventa più naturale. 
E' un discorso un po' contorto, ne sono consapevole. 
Il BDSM per me non è un modo in più per far sesso.
Se voglio far sesso lo faccio, indipendentemente dal BDSM.

Se al termine di una sessione c'è una componente sessuale, di reciproco (o meno) appagamento, perchè no. Ma non è indispensabile. 
Cosa significa? Che una sessione BDSM, per me, può anche terminare senza sesso. 

Precisazione: come ho già affermato in precedenza di sesso in passato ne ho fatto tanto. Ora il sesso in se e per se non mi dà più nulla, anzi mi lascia un vuoto enorme. Quindi ora come ora non riesco a praticare sesso se non vi è una forte componente sentimentale, e quindi non è più sesso, è Amore. 


Anche una frustata, se data dalla Persona, è Amore
Tutto fa parte di un tutto. 
Non è solo BDSM: è rispetto, è fiducia, è appartenenza, è lealtà, è sincerità, è essere se stessi senza alcuna maschera, è dono reciproco, è ascolto reciproco, è sostenersi vicendevolmente nelle avversità, è complicità, è completezza, è dolore donato e offerto, è crescita insieme, è piacere sessuale.  
E' Amore.